Caserta, class-action FISAT

pistole, fucili, carabine, Ex ordinanza, collezione
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Caserta, class-action FISAT

Messaggio da Artigliere » 15/02/2012, 13:07

Tanti la criticano, anch'io pur sostenendola non sempre ne condivido i modi, ma però quando è il momento Fisat AGISCE...faccio copia-incolla del loro ultimo comunicato....

Caserta: partita la diffida ufficiale FISAT informa che il giorno 13 Febbraio u.s. ha provveduto alla notifica della diffida prevista dal DL 20 dicembre 2009 n. 198 sulle azioni collettive di classe avverso il divieto di acquisto di armi corte con porto armi da caccia o tiro a volo esistente in Provincia di Caserta. La diffida è stata inviata anche alla Prefettura di Caserta ed al Ministero dell’Interno per l’esercizio dei poteri di vigilanza e controllo sugli uffici subordinati.Sempre a norma della Legge, trascorso inutilmente il termine di giorni 90 dalla notifica, l’associazione procederà a citare in giudizio la pubblica amministrazione avanti al Giudice amministrativo competente.Non siamo in grado di promettere la vittoria – nessuno lo è - ma certo gli appassionati casertani avranno una bella battaglia; invitiamo tutti coloro che si trovino nelle condizioni dei ricorrenti – ossia titolari di porto armi per TAV o caccia residenti nella Provincia di Caserta – a contattare FISAT Caserta (FISAT Caserta tel. 389 0133476 (orario 13-15) email caserta@cavalierifisat.it) per unirsi alla class action già intentata. E’ ovvio che 7 cittadini e 700 non hanno lo stesso peso. Premesso che le spese di giudizio sono a carico di FISAT, si accettano contributi volontari.

Il Presidente FISAT

aim
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Re: Caserta, class-action FISAT

Messaggio da aim » 17/02/2012, 0:01

Finalmente fa cio' che deve fare, tutelare gli appassionati portando in tribunale chi ne viola i diritti invece di stare a discettare (pure in modo inaccurato) su cio' che gli altri fanno o dovrebbero fare.

I miei migliori in bocca al lupo per l'iniziativa.

Cordialmente
aim

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ninurta69
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Re: Caserta, class-action FISAT

Messaggio da ninurta69 » 17/02/2012, 14:48

:medioevo: BANZAIIIIIIIIII !!!!

Spero che gli facciano MOLTO male :sadomaso: economicamente a quei funzionari "traditori" dei diritti dei cittadini
Nessuno resta indietro! Viene lasciato, abbandonato o dimenticato!

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Re: Caserta, class-action FISAT

Messaggio da Artigliere » 17/02/2012, 17:09

sarò affetto da partigianeria, ma davanti alla vittoria del diritto (e di Fisat...), che è ha restituito la diglità ad una persona ARRESTATA per negligenza delle istituzioni, non potevo non fare copia-incolla anche di questo...


Solo oggi possiamo raccontare – debitamente autorizzati dall’interessato – il caso agghiacciante di Fabrizio Pierini, ex militare residente a Novara e titolare di un negozio di softair di Cameri.
L’incubo del Pierini inizia il giorno 8 ottobre 2009 quando, dopo tante insistenze da parte sua, l’ufficio Armi della Questura di Novara gli fa il controllo di rito al negozio perché ha chiesto – ahilui – la licenza di cui all’art. 28 TULPS che gli serve per detenere e vendere fregi militari per gli avieri della vicina base dell’Aeronautica.
Durante il normale controllo di porte ed inferriate (sembra che non sappiano che oggi i fregi li fanno in Cina e li vendono a pallets) l’Ispettore della Questura vede un lanciarazzi inertizzato tipo RPG75 che alcuni gruppi della zona hanno usato come arredo scenico per le giocate di softair ; l’inertizzazione sarebbe del tutto evidente anche ad un cieco perché mancano tutto il congegno di scatto e le mire, ed il tubo è stato tagliato in due accorciato e saldato rendendo tutto l’insieme venti centimetri più corto dell’originale.
E’ in sostanza un tubo da stufa.
Il Pierini lo sa e - da ex militare competente della materia – fa di tutto per farlo capire agli agenti, aggiungendo che i lanciarazzi inertizzati sono acquistabili su Internet e lui l’ha acquistato a una fiera di militaria di Milano.
Gli agenti, strano a dirsi, non vogliono sentire ragioni e lo ficcano dentro aggiungendo per buona misura anche l’usuale perquisizione domiciliare in cui reperiscono gli ormai canonici 108 bossoli “militari” e “18 proiettili cal. 223” (che sono in realtà munizioni inerti con ogiva prive di polvere da sparo, il resto sono tutti componenti di libera vendita) e 2 “cartucce 223 prive di innesco e polvere da sparo con ogiva avvitata senza innesco e senza polvere” che sono solo due finte cartucce che si mettono per motivi scenici (diremmo “per fare occhio”) sui doppi caricatori delle repliche softair.
Ma la Questura, prima di schiaffare definitivamente alla gabbia l’ormai ex-incensurato, decide di chiamare due “esperti” nelle persone di due marescialli della vicina caserma della Sanità che periziano il tutto e, invece di dire con modestia che loro capiscono più di bende e cerotti che di armi, in quattro e quattr’otto individuano con sapienza il lanciarazzi per un “modello avente portata di oltre un chilometro”, con tanto di perizia sottoscritta e firmata.
Il Pierini va al carcere come un razzo per detenzione illegale di armi e munizioni da guerra e vede il magistrato solo tre giorni dopo cui spiega, incredulo, per filo e per segno tutto ciò che è successo.
Il magistrato lo scarcera e lo mette all’obbligo di firma (si chiama tecnicamente obbligo di presentazione alla PG) ove ci rimarrà tre mesi; il suo legale gli dirà che si deve star fermi ed attendere i tempi e nel frattempo non si può far nulla.
Nel frattempo una gogna mediatica giornalistica e televisiva bestiale (Novara è una piccola città) che trasforma il negozio in un deserto; spariscono tutti i clienti, (le softair, per chi non lo sa, sono giocattoli).
La Questura trionfante (lo si legge negli articoli) si intrattiene anche in lezioni di diritto sulla legge 110/1975, dopo la quale “non si danno più licenze per armi da guerra” strizzando l’occhio al sensazionalismo precisando che le armi da guerra sono “detenute in mezzo ai giocattoli”.
Per il Pierini è la rovina, il negozio comincia a scendere la china della sfortuna, le vendite si azzerano – chi va a comprare da uno arrestato dalla Questura per armi da guerra ? – e anche se gli mettono l’obbligo di firma in orari compatibili con quelli del negozio ogni due giorni deve fare una corsa matta in bicicletta per non arrivare tardi perché il negozio chiude alle 19.30 e deve essere alla Stazione Carabinieri alle venti, come i mafiosi al confino di polizia.
Una cosa normale per un delinquente incallito ma un incubo per una persona onesta.
Il Pierini di “star fermo in attesa degli eventi” non vuole affatto saperne e nei lunghi tempi morti degli arresti domiciliari decide di cercare su Internet sinché non apprende del sito del Dr. Mori che gli consiglia di rivolgersi a FISAT.
Pierini viene a parlarci nella metà di dicembre 2009 – sono già passati tre mesi ma nei tempi della giustizia sono come tre secondi - ed è disperato perché gli sembra incredibile che la Questura si sia accanita così tanto e soprattutto non abbia tenuto in minimo conto che li aveva chiamati lui e che se il lanciarazzi fosse stato illegale non lo avrebbe tenuto in vetrina.
Non essendo un appassionato d’armi ma di softair non sa quanto queste cose siano comuni nel mondo delle armi e come tutti i softairisti non sa che rischiano quanto e più degli appassionati d’armi a causa dell’ignoranza e della protervia spesso comuni in chi amministra la legge.
Si comincia con la richiesta di perizia di parte difensiva del “lanciarazzi” e delle “munizioni” e con strano tempismo la Procura di Novara - nel frattempo sono passati 4 mesi in cui le “armi da guerra” erano state pacificamente in deposito all’ufficio corpi di reato - le fa periziare ad un perito vero, la fortuna del Perini comincia finalmente a girare, il cui responso è tombale.
Dice infatti che il lanciarazzi è un tubo da stufa e i “bossoli da guerra” sono res derelicta – che significa in sostanza cosa di nessuno, abbandonata - come da circolare del Ministero dell’Interno e non sono parti di munizioni.
Lascia appena uno spiraglio – e deve farlo perché è un consulente dell’accusa – solo per le “munizioni composte da palla, bossolo, innesco e prive di polvere” che valuta come teoricamente ricaricabili (se uno avesse la polvere ma il Pierini non ce l’ha e non ha neanche porto d’armi), non precisando però che sono composte di componenti di libera vendita.
La Procura dissequestra e restituisce il tutto – lanciarazzi e compagnia cantante – tenendo in sequestro solo i 18 “proiettili” e – chissà perché - le due cartucce da ornamento con palla avvitata.
La richiesta va avanti e infine perizia il tutto anche la difesa, ivi compreso il “lanciarazzi” nel frattempo tornato nelle mani del Pierini.
Alla beffa si aggiunge il danno quando la Procura prima cerca di addebitargli il costo della perizia penale e poi gli recapita un decreto penale di condanna – che la difesa oppone - per le cartucce. Si tratta di una soluzione apparentemente comoda ad un problema difficile e tecnico di si avvalgono spesso e volentieri i veri criminali che si beccano lo sconto di pena in cambio dell’ammissione.
Per il Pierini, e per il 99% degli appassionati d’armi, è invece una iattura perché significa non aver mai più diritto di possedere un’arma.
L’ovvia opposizione porta infine alla prima udienza; è ormai luglio 2011 - il business del Pierini è ormai congelato – e si interrogano in aula gli operanti , un ispettore di PS e un agente della scientifica.
L’Ispettore è in una posizione scomoda e fa lo sbaglio di accennare al sequestro del lanciarazzi (che nel frattempo è dissequestrato) e di cui magistrato e accusa non sanno nulla (perché il Pubblico Ministero è diverso da quello dell’indagine e il Giudice non sa ovviamente niente di cosa è avvenuto prima); aggrottano le ciglia “ohibà un lanciarazzi” ma il nostro legale è lesto a prendere la proverbiale palla al balzo e gli chiede che fine abbia fatto il lanciarazzi costringendo l’Ispettore ad ammettere che è stato restituito perché era inerte precisando che però “l’arresto è obbligatorio”, come se arrestare uno a cappella lo giustificasse perché è obbligatorio (l’obbligatorietà scatta una volta raggiunta la certezza del reato, lo abbiamo scritto nella Costituzione).
Il magistrato riporta la discussione sull’argomento ossia le “munizioni” e si sentono ancora sciocchezze: bossoli da guerra, palle da guerra, munizioni da guerra.
E’ evidente che non sa una mazza di cosa sta parlando e si contraddice talmente tante volte che il giudice gli chiede se conosca la materia; lui candidamente ammette di no e l’avvocato gli chiede quale sia la sua specializzazione.
Risponde altrettanto candidamente che “si occupa di licenze” e l’avvocato gli chiede coma possa essere inesperto della materia e nello stesso tempo abbastanza esperto da arrestare un incensurato.
Prima di alzarsi risponde che comunque il vero esperto è quello della scientifica che verrà chiamato subito dopo; solo che il collega fiuta la fregatura e precisa subito che lui “fa solo le foto ed i rilievi” e l’esperto è l’Ispettore.
Non si astiene, neanche lui, da altre evidenti sciocchezze su munizionamento da guerra e civile finché il giudice non ne ha abbastanza e aggiorna l’udienza al 16 febbraio 2012 in cui si sentiranno i periti.
Si arriva a ieri, giorno in cui il perito della Procura riepiloga correttamente la questione, elenca quanto restituito e dice che le “munizioni” potevano essere teoricamente ricaricate, lo segue il perito della difesa che in modo più esauriente succede quando sei dalla parte della ragione - chiarisce definitivamente che una munizione si compone di 4 elementi fondamentali – bossolo, palla, innesco e polvere da sparo – e che di questi 3 (innesco, palla e bossolo) sono di libera vendita. La polvere da sparo, unico elemento controllato, non è stata trovata neanche in forma di traccia.
Infine chiarisce che assemblare tre elementi di libera vendita non costituisce detenzione illegale anche se il prodotto finito assomiglia – ma non lo è – una munizione finita (lo dice anche la Cassazione in almeno due sentenze illuminate).
D’altronde anche i terroristi dilettanti sanno che caffettiere e pentole a pressione riempite di esplosivo diventano ordigni micidiali ma la presenza di pentole e caffettiere in casa non fa di per sé di ogni cittadino un potenziale terrorista.
Il PM comprende e chiede l’archiviazione perché il fatto non costituisce reato, la difesa si associa e il giudice chiude la storia con l’assoluzione con formula piena (art. 530 CPP) e la restituzione di quanto in sequestro.
Pierini si alza, è visibilmente emozionato ma non vuole darlo a vedere.
Da oggi si ricomincia a vivere.



Cosa accade adesso



Il Pierini è deciso a cercare un risarcimento del danno e FISAT ha deciso di aiutarlo; sa che sarà una cosa lunghissima e rischiosa – il sistema è architettato ad arte per non rifondere nessuno – ma troviamo che sia necessario tentare di perseguirla per evitare simili disgrazie ad altri cittadini onesti che oltre ad essere arrestati vengono sbattuti in prima pagina (ne accadono davvero tutti i giorni).
Si deve far qualcosa per far “mettere giudizio” a troppi pubblici ufficiali che per mettere una X sulla tabella operativa alla voce degli “arresti” distruggono con troppa nonchalance la vita di persone oneste, oltretutto sbandierando la notizia ai quattro venti (possono averlo fatto solo loro, il Pierini era dentro e giornalisti non aveva modo di vederne), marcando il malcapitato col timbro a fuoco del delinquente per cui finisci per perdere il lavoro, i clienti, la tua vita sociale perché solo i veri amici (e sono pochi) ti rimangono intorno.
Per questo vi chiedo – come presidente della FISAT – di supportarlo in ogni modo; dal giorno del fatto gli affari vanno sempre peggio, i militari della base sono spariti perché non vogliono aver rogne (cambiano marciapiede quando passano davanti al negozio); i clienti del softair spariti, tranne pochi amici veri, per lo stesso motivo.
Non ci piace fare pubblicità ai negozi ed infatti non la facciamo mai ma questa è un caso eccezionale: il negozio si chiama Seal Softair ed ha sede in Cameri (NO) Via Roma 7, il sito è www.sealsoftair.it.
Un caso eccezionale perché il Pierini, la battaglia legale che lo attende, la farà anche per voi.
Se avete bisogno anche di un solo pallino da softair vi chiedo di acquistarlo una volta da lui o, almeno, di supportarlo moralmente mandandogli una email all’indirizzo novara@cavalierifisat.it, perché ha deciso di diventare il responsabile di FISAT per la sua provincia.
Pensateci bene su prima di decidere che non è affar vostro perché ne va anche della vostra libertà; come appassionati nelle mani di gente che vede in ogni coltello un pugnale, in ogni fucile un mitra, in ogni fucile a pompa una lupara, in ogni softair un’arma micidiale o, quantomeno, un procurato allarme.



Simone Ciucchi – Presidente FISAT

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Re: Caserta, class-action FISAT

Messaggio da Artigliere » 17/02/2012, 17:11

sarò affetto da partigianeria, ma davanti alla vittoria del diritto (e di Fisat...), che è ha restituito la diglità ad una persona ARRESTATA per negligenza delle istituzioni, non potevo non fare copia-incolla anche di questo...


Solo oggi possiamo raccontare – debitamente autorizzati dall’interessato – il caso agghiacciante di Fabrizio Pierini, ex militare residente a Novara e titolare di un negozio di softair di Cameri.
L’incubo del Pierini inizia il giorno 8 ottobre 2009 quando, dopo tante insistenze da parte sua, l’ufficio Armi della Questura di Novara gli fa il controllo di rito al negozio perché ha chiesto – ahilui – la licenza di cui all’art. 28 TULPS che gli serve per detenere e vendere fregi militari per gli avieri della vicina base dell’Aeronautica.
Durante il normale controllo di porte ed inferriate (sembra che non sappiano che oggi i fregi li fanno in Cina e li vendono a pallets) l’Ispettore della Questura vede un lanciarazzi inertizzato tipo RPG75 che alcuni gruppi della zona hanno usato come arredo scenico per le giocate di softair ; l’inertizzazione sarebbe del tutto evidente anche ad un cieco perché mancano tutto il congegno di scatto e le mire, ed il tubo è stato tagliato in due accorciato e saldato rendendo tutto l’insieme venti centimetri più corto dell’originale.
E’ in sostanza un tubo da stufa.
Il Pierini lo sa e - da ex militare competente della materia – fa di tutto per farlo capire agli agenti, aggiungendo che i lanciarazzi inertizzati sono acquistabili su Internet e lui l’ha acquistato a una fiera di militaria di Milano.
Gli agenti, strano a dirsi, non vogliono sentire ragioni e lo ficcano dentro aggiungendo per buona misura anche l’usuale perquisizione domiciliare in cui reperiscono gli ormai canonici 108 bossoli “militari” e “18 proiettili cal. 223” (che sono in realtà munizioni inerti con ogiva prive di polvere da sparo, il resto sono tutti componenti di libera vendita) e 2 “cartucce 223 prive di innesco e polvere da sparo con ogiva avvitata senza innesco e senza polvere” che sono solo due finte cartucce che si mettono per motivi scenici (diremmo “per fare occhio”) sui doppi caricatori delle repliche softair.
Ma la Questura, prima di schiaffare definitivamente alla gabbia l’ormai ex-incensurato, decide di chiamare due “esperti” nelle persone di due marescialli della vicina caserma della Sanità che periziano il tutto e, invece di dire con modestia che loro capiscono più di bende e cerotti che di armi, in quattro e quattr’otto individuano con sapienza il lanciarazzi per un “modello avente portata di oltre un chilometro”, con tanto di perizia sottoscritta e firmata.
Il Pierini va al carcere come un razzo per detenzione illegale di armi e munizioni da guerra e vede il magistrato solo tre giorni dopo cui spiega, incredulo, per filo e per segno tutto ciò che è successo.
Il magistrato lo scarcera e lo mette all’obbligo di firma (si chiama tecnicamente obbligo di presentazione alla PG) ove ci rimarrà tre mesi; il suo legale gli dirà che si deve star fermi ed attendere i tempi e nel frattempo non si può far nulla.
Nel frattempo una gogna mediatica giornalistica e televisiva bestiale (Novara è una piccola città) che trasforma il negozio in un deserto; spariscono tutti i clienti, (le softair, per chi non lo sa, sono giocattoli).
La Questura trionfante (lo si legge negli articoli) si intrattiene anche in lezioni di diritto sulla legge 110/1975, dopo la quale “non si danno più licenze per armi da guerra” strizzando l’occhio al sensazionalismo precisando che le armi da guerra sono “detenute in mezzo ai giocattoli”.
Per il Pierini è la rovina, il negozio comincia a scendere la china della sfortuna, le vendite si azzerano – chi va a comprare da uno arrestato dalla Questura per armi da guerra ? – e anche se gli mettono l’obbligo di firma in orari compatibili con quelli del negozio ogni due giorni deve fare una corsa matta in bicicletta per non arrivare tardi perché il negozio chiude alle 19.30 e deve essere alla Stazione Carabinieri alle venti, come i mafiosi al confino di polizia.
Una cosa normale per un delinquente incallito ma un incubo per una persona onesta.
Il Pierini di “star fermo in attesa degli eventi” non vuole affatto saperne e nei lunghi tempi morti degli arresti domiciliari decide di cercare su Internet sinché non apprende del sito del Dr. Mori che gli consiglia di rivolgersi a FISAT.
Pierini viene a parlarci nella metà di dicembre 2009 – sono già passati tre mesi ma nei tempi della giustizia sono come tre secondi - ed è disperato perché gli sembra incredibile che la Questura si sia accanita così tanto e soprattutto non abbia tenuto in minimo conto che li aveva chiamati lui e che se il lanciarazzi fosse stato illegale non lo avrebbe tenuto in vetrina.
Non essendo un appassionato d’armi ma di softair non sa quanto queste cose siano comuni nel mondo delle armi e come tutti i softairisti non sa che rischiano quanto e più degli appassionati d’armi a causa dell’ignoranza e della protervia spesso comuni in chi amministra la legge.
Si comincia con la richiesta di perizia di parte difensiva del “lanciarazzi” e delle “munizioni” e con strano tempismo la Procura di Novara - nel frattempo sono passati 4 mesi in cui le “armi da guerra” erano state pacificamente in deposito all’ufficio corpi di reato - le fa periziare ad un perito vero, la fortuna del Perini comincia finalmente a girare, il cui responso è tombale.
Dice infatti che il lanciarazzi è un tubo da stufa e i “bossoli da guerra” sono res derelicta – che significa in sostanza cosa di nessuno, abbandonata - come da circolare del Ministero dell’Interno e non sono parti di munizioni.
Lascia appena uno spiraglio – e deve farlo perché è un consulente dell’accusa – solo per le “munizioni composte da palla, bossolo, innesco e prive di polvere” che valuta come teoricamente ricaricabili (se uno avesse la polvere ma il Pierini non ce l’ha e non ha neanche porto d’armi), non precisando però che sono composte di componenti di libera vendita.
La Procura dissequestra e restituisce il tutto – lanciarazzi e compagnia cantante – tenendo in sequestro solo i 18 “proiettili” e – chissà perché - le due cartucce da ornamento con palla avvitata.
La richiesta va avanti e infine perizia il tutto anche la difesa, ivi compreso il “lanciarazzi” nel frattempo tornato nelle mani del Pierini.
Alla beffa si aggiunge il danno quando la Procura prima cerca di addebitargli il costo della perizia penale e poi gli recapita un decreto penale di condanna – che la difesa oppone - per le cartucce. Si tratta di una soluzione apparentemente comoda ad un problema difficile e tecnico di si avvalgono spesso e volentieri i veri criminali che si beccano lo sconto di pena in cambio dell’ammissione.
Per il Pierini, e per il 99% degli appassionati d’armi, è invece una iattura perché significa non aver mai più diritto di possedere un’arma.
L’ovvia opposizione porta infine alla prima udienza; è ormai luglio 2011 - il business del Pierini è ormai congelato – e si interrogano in aula gli operanti , un ispettore di PS e un agente della scientifica.
L’Ispettore è in una posizione scomoda e fa lo sbaglio di accennare al sequestro del lanciarazzi (che nel frattempo è dissequestrato) e di cui magistrato e accusa non sanno nulla (perché il Pubblico Ministero è diverso da quello dell’indagine e il Giudice non sa ovviamente niente di cosa è avvenuto prima); aggrottano le ciglia “ohibà un lanciarazzi” ma il nostro legale è lesto a prendere la proverbiale palla al balzo e gli chiede che fine abbia fatto il lanciarazzi costringendo l’Ispettore ad ammettere che è stato restituito perché era inerte precisando che però “l’arresto è obbligatorio”, come se arrestare uno a cappella lo giustificasse perché è obbligatorio (l’obbligatorietà scatta una volta raggiunta la certezza del reato, lo abbiamo scritto nella Costituzione).
Il magistrato riporta la discussione sull’argomento ossia le “munizioni” e si sentono ancora sciocchezze: bossoli da guerra, palle da guerra, munizioni da guerra.
E’ evidente che non sa una mazza di cosa sta parlando e si contraddice talmente tante volte che il giudice gli chiede se conosca la materia; lui candidamente ammette di no e l’avvocato gli chiede quale sia la sua specializzazione.
Risponde altrettanto candidamente che “si occupa di licenze” e l’avvocato gli chiede coma possa essere inesperto della materia e nello stesso tempo abbastanza esperto da arrestare un incensurato.
Prima di alzarsi risponde che comunque il vero esperto è quello della scientifica che verrà chiamato subito dopo; solo che il collega fiuta la fregatura e precisa subito che lui “fa solo le foto ed i rilievi” e l’esperto è l’Ispettore.
Non si astiene, neanche lui, da altre evidenti sciocchezze su munizionamento da guerra e civile finché il giudice non ne ha abbastanza e aggiorna l’udienza al 16 febbraio 2012 in cui si sentiranno i periti.
Si arriva a ieri, giorno in cui il perito della Procura riepiloga correttamente la questione, elenca quanto restituito e dice che le “munizioni” potevano essere teoricamente ricaricate, lo segue il perito della difesa che in modo più esauriente succede quando sei dalla parte della ragione - chiarisce definitivamente che una munizione si compone di 4 elementi fondamentali – bossolo, palla, innesco e polvere da sparo – e che di questi 3 (innesco, palla e bossolo) sono di libera vendita. La polvere da sparo, unico elemento controllato, non è stata trovata neanche in forma di traccia.
Infine chiarisce che assemblare tre elementi di libera vendita non costituisce detenzione illegale anche se il prodotto finito assomiglia – ma non lo è – una munizione finita (lo dice anche la Cassazione in almeno due sentenze illuminate).
D’altronde anche i terroristi dilettanti sanno che caffettiere e pentole a pressione riempite di esplosivo diventano ordigni micidiali ma la presenza di pentole e caffettiere in casa non fa di per sé di ogni cittadino un potenziale terrorista.
Il PM comprende e chiede l’archiviazione perché il fatto non costituisce reato, la difesa si associa e il giudice chiude la storia con l’assoluzione con formula piena (art. 530 CPP) e la restituzione di quanto in sequestro.
Pierini si alza, è visibilmente emozionato ma non vuole darlo a vedere.
Da oggi si ricomincia a vivere.



Cosa accade adesso



Il Pierini è deciso a cercare un risarcimento del danno e FISAT ha deciso di aiutarlo; sa che sarà una cosa lunghissima e rischiosa – il sistema è architettato ad arte per non rifondere nessuno – ma troviamo che sia necessario tentare di perseguirla per evitare simili disgrazie ad altri cittadini onesti che oltre ad essere arrestati vengono sbattuti in prima pagina (ne accadono davvero tutti i giorni).
Si deve far qualcosa per far “mettere giudizio” a troppi pubblici ufficiali che per mettere una X sulla tabella operativa alla voce degli “arresti” distruggono con troppa nonchalance la vita di persone oneste, oltretutto sbandierando la notizia ai quattro venti (possono averlo fatto solo loro, il Pierini era dentro e giornalisti non aveva modo di vederne), marcando il malcapitato col timbro a fuoco del delinquente per cui finisci per perdere il lavoro, i clienti, la tua vita sociale perché solo i veri amici (e sono pochi) ti rimangono intorno.
Per questo vi chiedo – come presidente della FISAT – di supportarlo in ogni modo; dal giorno del fatto gli affari vanno sempre peggio, i militari della base sono spariti perché non vogliono aver rogne (cambiano marciapiede quando passano davanti al negozio); i clienti del softair spariti, tranne pochi amici veri, per lo stesso motivo.
Non ci piace fare pubblicità ai negozi ed infatti non la facciamo mai ma questa è un caso eccezionale: il negozio si chiama Seal Softair ed ha sede in Cameri (NO) Via Roma 7, il sito è http://www.sealsoftair.it.
Un caso eccezionale perché il Pierini, la battaglia legale che lo attende, la farà anche per voi.
Se avete bisogno anche di un solo pallino da softair vi chiedo di acquistarlo una volta da lui o, almeno, di supportarlo moralmente mandandogli una email all’indirizzo novara@cavalierifisat.it, perché ha deciso di diventare il responsabile di FISAT per la sua provincia.
Pensateci bene su prima di decidere che non è affar vostro perché ne va anche della vostra libertà; come appassionati nelle mani di gente che vede in ogni coltello un pugnale, in ogni fucile un mitra, in ogni fucile a pompa una lupara, in ogni softair un’arma micidiale o, quantomeno, un procurato allarme.



Simone Ciucchi – Presidente FISAT

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MarcoVSK
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Re: Caserta, class-action FISAT

Messaggio da MarcoVSK » 17/02/2012, 17:34


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giovannimerecano
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Re: Caserta, class-action FISAT

Messaggio da giovannimerecano » 17/02/2012, 19:46

Intentare cause e difendere gente onesta trascinata dagli antiarmi in tribunale costa, e costa anche tanto. Se non aiutate la FISAT con i soldi della tessera (ben poca cosa) e con donazioni, la FISAT non ce la fara' ad aiutarvi quando serve. Forza, ragazzi, il prezzo di cinque scatole di cartucce all'anno non e' tanto, ma se ogni membro dona quella somma, la FISAT avra' un po' di "munizioni" per combattere le vostre battaglie. E se fumate (e non dovreste), il prezzo di cinque stecche di cancersticks all'anno che avete rinunciato di fumare sarebbe d'aiuto, sia alla FISAT che ai vostri polmoni.

Vedo ogni tanto posts qui di gente che dice, "Ma che cavolo ha fatto la FISAT per aiutarci?" A questi dico: "Ma che cavolo avete mai fatto voi per aiutare la FISAT?" E il bello e' che certi non solo non l'aiutano, ma la criticano e scoraggiano quelli che la vorrebbero aiutare ma che a leggere le critiche ci rinunciano. Almeno abbiate la decenza di stare zitti! Sapeste quante discussioni ho fatto io con parenti e amici cacciatori e tiratori che non solo non appartenevano alla NRA, ma addirittura ne sparlavano ("Ma perche' dovrei appartenere a un'organizzazione che difende le carabine semiautomatiche di tipo militare? A che servono tali fucili? Mica per cacciare cervi e anatre!"). Poi quando si sono accorti che gli anti non avevano nella loro agenda soltanto il bando alle carabine automatiche, ma anche il divieto di produrre e acquistare fucili rigati da caccia a ripetizione manuale (leva, pompa) o persino automatici lisci come Beretta, Benelli, Franchi, ecc., certi si sono ricreduti. Ma ancora ci sono troppi che non aiutano a tirare il carro della NRA.

Allora, la mettiamo la mano al portafogli? Facciamo si' che Caserta sia soltanto il principio di una lunga serie di attacchi per conservare e ampliare il vostro diritto di possedere armi e di difendervi dai malfattori.

E ricordate le immortali parole di Benjamin Franklin alla vigilia della Rivoluzione Americana: "Gentlemen, if we do not hang together, most assuredly we will hang separately." Purtroppo il gioco di parole e' intraducibile. "To hang together" significa non solo rimanere insieme, coalescere, essere d'accordo, ma anche "essere impiccati insieme." Quindi il significato e', "Se non rimaniamo insieme (certe colonie non erano propense alla rivoluzione contro Albione), ci impiccheranno separatamente, uno ad uno."

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Re: Caserta, class-action FISAT

Messaggio da giovannimerecano » 17/02/2012, 20:05

P.S.

Scommetterei che una gran parte di voi detiene qualcosa che potrebbe essere interpretato da FFOO ignoranti o prevenute e da magistrati antiarmi come illegale. Che so, due inneschi o un etto di polvere di piu', un paio di cartucce dimenticate in uno zaino che vi fanno oltrepassare il numero consentito, una modifica a un'arma che la rende--agli occhi di qualche solerte imbecille--di tipo militare e vietato, come il "tubo di stufa" del Pierini, una baionetta che apparteneva al bisnonno che aveva "fatto" il Carso, qualche sciocchezza voluta o involontaria...
E se vi doveste trovare sul banco degli accusati, chi vi potrebbe difendere? Avreste i soldi per pagare gli avvocati? E se doveste poi essere riconosciuto innocente in appello, come potreste far rivalere i vostri diritti e recuperare le ingenti spese legali? Non lo capite che come oplofili siete tutti in liberta' provvisoria e alla merce' di gente che o non conosce la legge o la ignora volutamente ed e' pronta a gettarvi fra gli ingranaggi di una macchina implacabile? La vostra intera vita e quella dei vostri cari potrebbe essere rovinata. Vi serve assolutamente un'organizzazione che vi possa proteggere. A parte la FISAT, io non vedo nessun'altra organizzazione italiana che lo possa fare.
Iscrivetevi alla FISAT e donatele quanto potete ogni volta che potete.
Questa predica viene da me, che non ho nessun legame con la FISAT. Quindi non potete sospettare che io abbia qualche interessa personale nel fare propaganda a questa organizzazione. A meno che non vogliate chiamare "interesse personale" il desiderio che la fiamma della liberta' non venga spenta nel mio paese natale--anche perche' tutto il mondo e' paese, e io non mi domando mai per chi suona la campana perche' so che ogni volta suona anche per me. Ogni vittoria degli antiarmi in qualsiasi paese e' una perdita anche per gli U.S.A. e per me, perche' le forze che vorrebbero privarci delle nostre liberta' essenziali sono come il cancro, e se non ne combatti i focolai ovunque si manifestino, faranno metastasi altrove.
E' vero: la FISAT e' ancora piccola e debole. Ma non ne do' la colpa a quei pochi che la criticano. Ne do' la colpa a quei tanti che a parole la esaltano, ma poi all'atto pratico non vogliono iscriversi ad essa o aiutarla finanziariamente.
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Re: Caserta, class-action FISAT

Messaggio da Jackgio » 17/02/2012, 20:18

giovannimerecano ha scritto:P.S.

Scommetterei che una gran parte di voi detiene qualcosa che potrebbe essere interpretato da FFOO ignoranti o prevenute e da magistrati antiarmi come illegale. Che so, due inneschi o un etto di polvere di piu', un paio di cartucce dimenticate in uno zaino che vi fanno oltrepassare il numero consentito, una modifica a un'arma che la rende--agli occhi di qualche solerte imbecille--di tipo militare e vietato, come il "tubo di stufa" del Pierini, una baionetta che apparteneva al bisnonno che aveva "fatto" il Carso, qualche sciocchezza voluta o involontaria...
E se vi doveste trovare sul banco degli accusati, chi vi potrebbe difendere? Avreste i soldi per pagare gli avvocati? E se doveste poi essere riconosciuto innocente in appello, come potreste far rivalere i vostri diritti e recuperare le ingenti spese legali? Non lo capite che come oplofili siete tutti in liberta' provvisoria e alla merce' di gente che o non conosce la legge o la ignora volutamente ed e' pronta a gettarvi fra gli ingranaggi di una macchina implacabile? La vostra intera vita e quella dei vostri cari potrebbe essere rovinata. Vi serve assolutamente un'organizzazione che vi possa proteggere. A parte la FISAT, io non vedo nessun'altra organizzazione italiana che lo possa fare.
Iscrivetevi alla FISAT e donatele quanto potete ogni volta che potete.
Questa predica viene da me, che non ho nessun legame con la FISAT. Quindi non potete sospettare che io abbia qualche interessa personale nel fare propaganda a questa organizzazione. A meno che non vogliate chiamare "interesse personale" il desiderio che la fiamma della liberta' non venga spenta nel mio paese natale--anche perche' tutto il mondo e' paese, e io non mi domando mai per chi suona la campana perche' so che ogni volta suona anche per me. Ogni vittoria degli antiarmi in qualsiasi paese e' una perdita anche per gli U.S.A. e per me, perche' le forze che vorrebbero privarci delle nostre liberta' essenziali sono come il cancro, e se non ne combatti i focolai ovunque si manifestino, faranno metastasi altrove.
E' vero: la FISAT e' ancora piccola e debole. Ma non ne do' la colpa a quei pochi che la criticano. Ne do' la colpa a quei tanti che a parole la esaltano, ma poi all'atto pratico non vogliono iscriversi ad essa o aiutarla finanziariamente.
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Re: Caserta, class-action FISAT

Messaggio da oizirbaf » 17/02/2012, 20:29

E...ricordati di fare proselitismo!
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Re: Caserta, class-action FISAT

Messaggio da giovannimerecano » 17/02/2012, 20:34

oizirbaf ha scritto:E...ricordati di fare proselitismo!
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Mah, non saprei come farlo.... :fischio: :wink:
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Re: Caserta, class-action FISAT

Messaggio da oizirbaf » 17/02/2012, 20:36

giovannimerecano ha scritto:
oizirbaf ha scritto:E...ricordati di fare proselitismo!
Oizirbaf
Mah, non saprei come farlo.... :fischio: :wink:
No Gio', era riferito all'altro confratello che ti esprime la sua stima! (mi sono espresso male!)
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Re: Caserta, class-action FISAT

Messaggio da giovannimerecano » 17/02/2012, 20:50

oizirbaf ha scritto:
giovannimerecano ha scritto:
oizirbaf ha scritto:E...ricordati di fare proselitismo!
Oizirbaf
Mah, non saprei come farlo.... :fischio: :wink:
No Gio' era riferito all'altro confratello (mi sono espresso male!)
Oizirbaf
E' vero, capisco. E infatti il proselitismo e' un'altra cosa che bisogna fare. Ma non tutti ne sono capaci, e certi lo fanno nel modo sbagliato. Ma tutti possono iscriversi e dare doni in denaro, cosi' la FISAT stessa e i suoi esperti di Public Relations possono fare proselitismo nella maniera giusta. Per i dilettanti del proselitismo io consiglio di farlo soltanto con parenti e amici che sebbene siano oplofili e tentati di iscriversi ancora non l'hanno fatto. Sono i piu' facili da convincere. Quelli un po' ostili (come certi qui) si possono convincere pure, ma ci vuole un guanto di velluto doppio e tanta dimestichezza con i fatti--come per esempio il caso Pierini. Se sei troppo aggressivo li allontani ancora di piu'.
Io ho fatto l'attivismo politico per la NRA in tanti modi, e ho partecipato a teleconferenze con i legislatori dell'Alaska quando ero presidente della Kodiak Island Sportsmen's Association e si dibatteva alla house e al senato dello stato il porto d'arma occulta (che a quell'epoca ancora non era permesso). Sono apparso davanti al consiglio del Borough (come un consiglio provinciale) per la stessa ragione. Ho partecipato a tante battaglie politiche locali non solo per ragioni oplofile, ma per tante altre ragioni. Propaganda, attivita' politica e proselitismo sono cose delicate. Qui sul forum sono spesso poco diplomatico, ma ti assicuro che quando gioco per poste alte mostro molta piu' finesse...
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Re: Caserta, class-action FISAT

Messaggio da oizirbaf » 17/02/2012, 20:57

Kodiak Island Sportsmen's Association : KISA!
FISAT.... nomen omen? Di buon auspicio!
Oizirbaf :rido:
PS bisognerà comunicare alla FISAT lobiettiva difficoltà che moltissimi incontrano nel reperire il corretto sito per le iscrizioni!
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Re: Caserta, class-action FISAT

Messaggio da ninurta69 » 18/02/2012, 11:20

:october:

giovannimerecano sei il mio idolo !

Speriamo che gli indecisi ti diano retta. :friends:

Comunque nessuno sa di quanti iscritti dispone attulamente la FISAT ? .dubbio:
Nessuno resta indietro! Viene lasciato, abbandonato o dimenticato!

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Re: Caserta, class-action FISAT

Messaggio da aim » 19/02/2012, 15:15

Caro GM,

in relazione a quanto scrivi "Vedo ogni tanto posts qui di gente che dice, "Ma che cavolo ha fatto la FISAT per aiutarci?" A questi dico: "Ma che cavolo avete mai fatto voi per aiutare la FISAT?" E il bello e' che certi non solo non l'aiutano, ma la criticano e scoraggiano quelli che la vorrebbero aiutare ma che a leggere le critiche ci rinunciano. Almeno abbiate la decenza di stare zitti! " ovviamente posso rispondere solo per me.

In primo luogo mi pare ovvio che chi si e' iscritto, come me, ha gia' fatto cio' che gli e' stato chiesto di fare, io poi sono dell'idea che chi puo' fare di piu' debba farlo ma queste sono poi questioni personali.

Riguardo alle critiche, quando sono fondate sono un patrimonio e se qualcuno leggendole non si iscrive la colpa non e' di chi fa critiche giuste ma di chi vi si espone in modo peraltro IMHO del tutto gratuito e dissennato che di certo non aiuta (parlo per eufemismi) il proselitismo.

Chi ci difendera' deve essere in grado di rappresentarci e difenderci bene sia in tribunale che fuori, altrimenti invece delle assoluzioni riceveremo condanne ed invece di simpatia e solidarieta' riscuoteremo antipatia ed inimicizia e questo sarebbe' un danno per tutti il cui pericolo non accetterei in silenzio da chiunque provenisse , sia FISAT, AUDA o chiunque altro, da che mondo e' mondo prima di una guerra si cerca di creare alleanze non di crearsi gratuitamente ulteriori nemici.

Cordialmente
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Re: Caserta, class-action FISAT

Messaggio da giovannimerecano » 19/02/2012, 20:58

Io ho mandato un'e-mail alla Fisat e domani mi iscrivo. E' la mia risposta alle critiche. Se la FISAT fa delle cose che credete sbagliate, e se siete iscritti, contattatene i dirigenti e fate loro notare le vostre critiche, ma non spiattellatele su un forum pubblico. I panni sporchi si lavano in famiglia. Io non vado sempre d'accordo con tutto cio' che fa la NRA, ma non mi sognerei mai di rendere pubbliche le mie critiche. United we stand!
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Re: Caserta, class-action FISAT

Messaggio da aim » 19/02/2012, 21:10

Concordo in pienissimo il problema e' che sono riusciti a farne di talmente grosse e pubbliche che era impossibile non parlarne in pubblico ed altrettanto impossibile il non parlarne criticamente.

Speriamo i successi futuri siano numerosi e rapidi da far presto dimenticare le smerdate recenti, io ho sempre ammirato lo "stonewall" ma sullo "shi...wall" la faccia non ce la metto.

Cordialmente
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Re: Caserta, class-action FISAT

Messaggio da ORDNANCE » 20/02/2012, 8:15

Io ho mandato un'e-mail alla Fisat e domani mi iscrivo. E' la mia risposta alle critiche. Se la FISAT fa delle cose che credete sbagliate, e se siete iscritti, contattatene i dirigenti e fate loro notare le vostre critiche, ma non spiattellatele su un forum pubblico. I panni sporchi si lavano in famiglia. Io non vado sempre d'accordo con tutto cio' che fa la NRA, ma non mi sognerei mai di rendere pubbliche le mie critiche. United we stand!
Giovanni, abbi pazienza ma te lo devo dire: ma rileggi quello che scrivi prima di dare ENTER? I panni sporchi si lavano in famiglia? Ma se il 90 per cento dei comunicati della Fisat dell'ultimo anno hanno come contenuto palate di merda nei confronti delle altre associazioni, delle riviste, di chiunque non accolga la parola rivelata come vangelo? UNITE WE STAND vale solo per me? Allora parlare della Fisat in questo forum si può, ma solo per parlarne bene? Se invece si ritiene di dover esprimere critiche, allora zitti e mosca? Io dico semplicemente, e in questo sposo la tua "unite we stand", che una associazione come Fisat sta agendo come fattore di disgregazione di questo settore, seminando zizzania tra acquirenti e produttori, tra venditori e produttori e così via. Questo è la NEGAZIONE del tuo "unite we stand". Sbaglio?
Come già altre volte ti dissi (ma mi accorgo di parlare al vento): tu citi sempre la Nra, ok. Adesso, però, spiegami un secondo: secondo te, tra la Fisat e la Nra non c'è proprio alcuna differenza? Cioé, ti sembra che l'approccio di Nra e di Fisat sia il medesimo? Se è così, allora tutto a posto, grazie! Però, una volta tanto mi farebbe piacere, così per cambiare, che tu mi rispondessi nel merito, anziché far finta di niente per poi ripartire con il ritornello uguale a prima. Ovviamente non pretendo che tu sia d'accordo con me, semplicemente vorrei capire perché anziché contestare le mie osservazioni nel merito, semplicemente le ignori!

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Re: Caserta, class-action FISAT

Messaggio da fredo05 » 20/02/2012, 9:15

Auguri.
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Dio creo gli uomini alti e bassi Mister Colt li rese uguali (proverbio Texano)

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